giovedì, Luglio 9Un sito per il territorio locale

Programma liturgico di settimana: dicembre 2019

Ugo Foscolo

PAROLA DI DON ALBERTO ALBERTAZZI

La scorsa settimana è stata alquanto funebre. Abbiamo totalizzato ben quattro funerali: a Caprile, alla Guardella, a Postua e a Guardabosone. Ne sono rimasti indenni solo Ailoche e Crevacuore. La morte ci ha servito bene: primo, perché è intervenuta in parrocchie differenti senza repliche nella medesima; secondo perché ha operato su età accettabili, almeno secondo l’anagrafe tradizionale che non parlava ancora di “aspettativa di vita”. Il meno vecchio (perché dire “il più giovane”?) aveva ottant’anni; la più vecchia ne contava ben centoquattro, età ultra veneranda! Speriamo di avere un po’ di tregua mortuaria, ma chi è in grado di disciplinare gli imprevedibili ghiribizzi della morte?

Questa raffica funebre mi ha fatto bene, perché mi ha fatto capire atteggiamenti umani prima impensati. Ero solito chiedermi infatti: è il caso di versare lacrime per una morte ultra centenaria, sapendo benissimo che più di tanto non si campa? Sì, è il caso, specie se il defunto ha lasciato “eredità d’affetti” (Foscolo). Più il tempo passa più ci si affeziona: è questa una legge del cuore umano. E più ci si affeziona, più è doloroso il distacco irreversibile. Va ricordato tuttavia che esistono due fattispecie di lacrime: le lacrime fisiologiche grondanti dagli occhi, e le lacrime interiori che grondano dal cuore e vi rimangono senza palesarsi all’esterno. Forse quest’ultime, essendo prive di sfogo fisiologico, sono ancor più dolorose.
Ma celebrando l’eucaristia funebre mi sono venuti altri pensieri. Si è tutti riuniti e compunti in chiesa per ricordare nella preghiera il defunto di turno. Eppure la liturgia ha la sfrontatezza di dirottare il comune ricordo verso un altro Defunto, allorché il celebrante dice: “fate questo in memoria di me”. In qualunque funerale fatto in chiesa il comune ricordo si aggrega inesorabilmente attorno a chi è morto anche per il presente morto, per tutti i morti e per tutti i morituri. Nei funerali religiosi il defunto protagonista è sempre colui che è passato dalla morte alla vita.

Ma la liturgia ha la spregiudicatezza di rinfrescare a Dio la memoria, come se potesse perderla! Quando dice “Ricordati, Signore, del nostro fratello che hai chiamato a te da questa vita”. E’ persino gustoso questo rimpallo mnemonico, congegnato dalla liturgia: il celebrante dice ai fedeli “fate questo in memoria di me”; e a Dio dice “ricordati di questo nostro fratello”, quindi in definitiva: ricordati di uno di noi, che nelle usuali messe di suffragio si dilata in “Ricordati dei nostri fratelli che si sono addormentati nella speranza della risurrezione”. E’ un ricordati di origine controllata e garantita, perché è lo stesso pronunciato dal buon ladrone morente: “Signore, ricordati di me quando sarai nel tuo regno”.

La Messa in suffragio dei defunti presuppone il purgatorio, poco documentato nella Bibbia (1 Cor 3,15), ma indispensabile per conciliare la giustizia con la misericordia di Dio. La preghiera per i defunti serve per smuovere il loro stallo purgatoriale. Lo dice Manfredi a Dante (Purgatorio III 145): “qui per quei di là molto si avanza”. Ossia: in questa nostra condizione di pena, se i vivi per noi pregano (quei di là), più velocemente diveniamo puri e disposti a salire alle stelle (cfr Purgatorio XXXIII 145).

Programma messe mese di dicembre.

Seguici:
error0
fb-share-icon0
Tweet 20
fb-share-icon20

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

error

Enjoy this blog? Please spread the word :)