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Don Albertazzi, SINGULARE NATIVITATIS MYSTERIUM

<p>La prima grande balla sul Natale &egrave; Babbo Natale. Non so quale sia l&rsquo;origine della sovrapposizione del rubicondo personaggio a Ges&ugrave; Bambino, ma non ho voglia di approfondire.&nbsp; Dico soltanto che in fondo Babbo Natale &egrave; utile: se i doni devono arrivare, &egrave; meglio che li porti lui piuttosto che Ges&ugrave; Bambino, troppo divino<a href=”#_ftn1″ name=”_ftnref1″>[1]</a> per degradarlo a rango di fattorino da supermercato<a href=”#_ftn2″ name=”_ftnref2″>[2]</a>. Stessa osservazione per la bitorzoluta befana in rapporto ai Magi. Non so da dove salti fuori quest&rsquo;attempata valchiria<a href=”#_ftn3″ name=”_ftnref3″>[3]</a> su scopa che, con piglio da spazzacamino, si intrufola notte tempo a riempire di chicche calze pendule dal caminetto. Ma se dolciumi devono arrivare il 6 gennaio &egrave; meglio che ci pensi la befana piuttosto, che i Magi. I quali hanno portati doni mirati e a colpo sicuro, canticchiando per la strada &laquo;o che bel, che bel, che bel &egrave; viaggiare sul camel&raquo;<a href=”#_ftn4″ name=”_ftnref4″>[4]</a>. E adesso lasciamo stare le balle e ci accostiamo al credibile.</p>

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<p>E&rsquo; straordinario<a href=”#_ftn5″ name=”_ftnref5″>[5]</a> ma non incredibile che un bimbo sia nato in una stalla, e per giunta deposto in un &ldquo;coperto&rdquo; per animali di grossa taglia<a href=”#_ftn6″ name=”_ftnref6″>[6]</a>. E&rsquo; straordinario, ma non incredibile che una nativit&agrave; avvenuta in povert&agrave; cos&igrave; miseranda abbia mobilitato i Magi, signorotti orientali, per portare al pupo, non i capponi<a href=”#_ftn7″ name=”_ftnref7″>[7]</a> di Renzo, ma oro, incenso e mirra.</p>

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<p>Fin qui riusciamo ad arrabattarci lubrificando la nostra immaginazione. Si mobilita la fede quando in cielo scocca l&rsquo;inno &laquo;Gloria a Dio nell&rsquo;alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volont&agrave;&raquo; (Lc 2,14). L&rsquo;uomo da solo non ce la fa a inerpicarsi al soprannaturale, se non percorrendo quella scala che gli &egrave; calata dall&rsquo;alto, nota altrimenti come virt&ugrave; della fede. Ancor pi&ugrave; da percorrersi se vogliamo capacitarci che quel pupo &egrave; certamente figlio dell&rsquo;uomo, ma anche e soprattutto Figlio di Dio.</p>

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<hr />
<p><a href=”#_ftnref1″ name=”_ftn1″>[1]</a> Si canta infatti &ldquo;O Bambino mio divino&rdquo;.</p>

<p><a href=”#_ftnref2″ name=”_ftn2″>[2]</a> Forse queste cose le ho gi&agrave; scritte.</p>

<p><a href=”#_ftnref3″ name=”_ftn3″>[3]</a> Le valchirie erano &ldquo;fantine&rdquo; della mitologia germanica.</p>

<p><a href=”#_ftnref4″ name=”_ftn4″>[4]</a> DARIO FO in <em>Mistero buffo</em>.</p>

<p><a href=”#_ftnref5″ name=”_ftn5″>[5]</a> Nel senso primitivo di &ldquo;fuori dall&rsquo;ordinario&rdquo;.</p>

<p><a href=”#_ftnref6″ name=”_ftn6″>[6]</a> Mangiatoia.</p>

<p><a href=”#_ftnref7″ name=”_ftn7″>[7]</a> Renzo andava dal dottor Azzeccagarbugli, per far valere i suoi ditti di marito mancato, omaggiandogli come parcella professionale un &ldquo;mazzo di capponi&rdquo; da lui tenuti per le zampe a testa in gi&ugrave; (<em>I promessi sposi</em>, MANZONI).</p>

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