mercoledì, 1 AprileUn sito per il territorio locale

Don Albertazzi, FENOMENOLOGIA DEI FUNERALI

<p>Penso che i miei lettori non si stupiscano se in novembre inforco ancora questo tema. Di morti, di morte e di casse da morto ho gi&agrave; (s)ragionato in altre circostanze novembrine. Ma ora ho voglia di discorrere dell&rsquo;ultimo viaggio a spalle e rotelle: dalla casa o dall&rsquo;ospedale al cimitero, con la molto praticata sosta in chiesa per la Messa funebre. E&rsquo; questa un&rsquo;opzione postuma anche di molti che in chiesa non hanno pi&ugrave; messo piede dal loro matrimonio. Eppure da morti ci ritornano trasportati, forse perch&eacute; non hanno tempestivamente esternato differenti volont&agrave;.&nbsp;<br />
Il funerale che passa per la chiesa si chiama funerale religioso, quello che la bypassa si chiama funerale civile. Etichetta che mi piace poco, anche se merita rispetto la coerenza ideologica che si trova all&rsquo;origine. Se uno da vivo della Chiesa se n&rsquo;&egrave; sempre arci-stra-fregato &nbsp;fa bene a scartarla anche da morto. Almeno evita al celebrante l&rsquo;imbarazzo di acrobatici salvataggi omiletici. Ma dicevo che non mi piace la dizione &ldquo;funerale civile&rdquo; perch&eacute; lascia supporre incivile il funerale religioso. I media da qualche tempo, allo scoccare di mega-funerali (Umberto Eco, Dario Fo ecc.), nei quali non si &egrave; fatto uso di acqua santa e incenso, hanno lanciato la dizione &ldquo;funerale laico&rdquo;. La trovo corretta.&nbsp;<br />
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