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Don Albertazzi, VACANZE ALLEGRE?

<p>La vigilia delle vacanze agostane questoanno &egrave; funestata da troppi eventi di morte per poter partire allegramente. &nbsp;La morte fa il suo triste mestiere da quando si &egrave; inventata la nascita. Per fortuna non ha smesso di farlo, perch&eacute; se si stancasse il pianeta sarebbe talmente zeppo di viventi, da doverci pestare i piedi e sgomitarci. La morte dunque non va in vacanza. Un equilibrato e sapiente avvicendamento generazionale consente a tutti di esistere per qualche tempo su questo rotolante pianeta. Lo dice anche la Bibbia: &laquo;Una generazione se ne va e un&rsquo;altra ne arriva, ma la terra resta sempre la stessa&raquo; (Qoelet 1,4). Bella questa immagine di madre terra impassibile dinanzi al giocherellare continuo di nascita e morte fra le generazioni che si rincorrono!<br />
Di questi tempi poco allegri taluni scalmanati danno man forte alla morte militando in quella mostruosa degenerazione religiosa che si chiama fondamentalismo. Altri lo fanno per follia pi&ugrave; o meno solitaria. L&rsquo;uomo &egrave; assassino dai tempi di Caino, ma si pensava che i tempi moderni, il progresso sociale e civile avessero attenuato la ferocia umana. Invece cos&igrave; non &egrave; stato e l&rsquo;uomo merita di essere etichettato come il pi&ugrave; devastante di tutti i mammiferi.&nbsp;<br />
Le vacanze, anche solo nel nome, dicono riposo, serenit&agrave;, spensieratezza. Chi se le pu&ograve; permettere le progetta voluttuosamente, pensando a frescure montane oppure a brasature in spiaggia o a viaggi e crociere. La vacanza ha una sua logica, che &egrave; la stessa del riposo settimanale, dilatata al ciclo annuale. Infondo la vita stessa &egrave; una rincorsa verso il riposo: la settimana per la domenica, l&rsquo;anno per le ferie, la carriera lavorativa per la pensione e la pensione per la morte.&nbsp;<br />
Per le vacanze si dovrebbe partire allegramente &ndash; dicevo -, ma quest&rsquo;anno credo che sia alquanto difficile. Troppe tristezze planetarie ci incupiscono e ci mettono in cuore &ldquo;una soave volont&agrave; di pianto&rdquo; (Carducci). Pensiamo alla classica crociera nel mediterraneo. Come si pu&ograve; non pensare che quelle acque vacanziere sono formate per met&agrave; di lacrime millenarie, a partire dagli antichi naufraghi letterari &ndash; i vari Ulisse, Enea, san Paolo &ndash; per giungere all&rsquo;alluvione lacrimale di questi tempi, che scaraventano sulle nostre coste, se pur ci arrivano vivi, barconate di disperati alla ricerca solo di vita e tranquillit&agrave;; per giunta accolti dagli autoctoni, per bene che vada, con almeno un pizzico di sospetto e diffidenza. Era un classico anche una visita e citt&agrave; d&rsquo;arte o comunque turistiche. Ma in questi orridi tempi la vacanza iniziata allegra pu&ograve; terminare in lacrime e sangue. Basta un forsennato alla guida di un camion per trasformare una passeggiata lungomare in un cimitero. E fatti simili si fanno presto a censire: basta andare a Parigi, Bruxelles, Monaco di Baviera, Nizza. I massacratori solitari non massacrano in nome di un&rsquo;ideologia sballata ma, presumo, per effetto di emulazione mediatica. Forse se non si desse tanta pubblicit&agrave; a macabre scelleratezze, piangeremmo un po&rsquo; meno. Un degnissimo sacerdote francese &egrave; stato sgozzato durante la Messa da scimunita barbarie forse eccitata da una sorta di diabolica emulazione mediatica.Enfatica e fragorosa solidariet&agrave; internazionale per l&rsquo;eccidio di vignettisti di pessimo gusto (Charlie Hebdo); occasionale e modica indignazione per un prete sgozzato all&rsquo;altare, a conclusione della sua lunga vita spesa per Dio e per il prossimo. Un&rsquo;altra marchiana caduta di stile dell&rsquo;occidente ex-cristiano!<br />
Esiste un tranello nelle meningi umane: quello di credere che la morte possa essere solo affare altrui. E&rsquo; faticoso pensare che la morte, specie un certo tipo di morte, possa essere anche affare nostro. La morte l&rsquo;abbiamo spinta in fondo al nostro scenario mentale, addirittura cambiandole il nome in goffe attenuazioni a base di &ldquo;cessare di vivere&rdquo; oppure &ldquo;il corpo senza vita&rdquo; e simili declassamenti mortuari; come se cos&igrave; dicendo il morto di turno si potesse pensare un po&rsquo; meno morto. Cose che mi sembra di avere gi&agrave; scritto.<br />
&ldquo;La morte in vacanza&rdquo;. Mi pare che fosse il titolo di un film anni trenta o gi&ugrave; di l&igrave;. Espressione molto equivoca. Pu&ograve; voler dire fantasiosamente che la morte si prende le ferie e in quel periodo non muore nessuno. Ma pu&ograve; anche voler dire che si pu&ograve; morire durante le vacanze. E perch&eacute; no? &nbsp;Morale della favola: la morte, &ldquo;ospite furtiva&rdquo; (Gozzano) va sempre tenuta presente. Se questo esercizio mentale fosse costante, saremmo tutti un po&rsquo; meno canaglie.<br />
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