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«L’AIUOLA CHE CI FA TANTO FEROCI»

<p>Cos&igrave; Dante chiama la terra, quasi fosse lei colpevole della ferocia umana. Se l&rsquo;uomo &egrave; canaglia, la terra non ne ha colpa, ma la colpa &egrave; dell&rsquo;uomo e/o di qualche cattivo consigliere (il diavolo). Ai nostri giorni non si pu&ograve; dire propriamente che l&rsquo;uomo sia un agnello. La Chiesa si affanna a sfornare santi e beati, quasi a compensazione numerica di gaglioffi che ingombrano il pianeta.</p>

Banner auguri in uno scatto 7 Dicembre 2019

<p>Mi sembra di osservare un triste fenomeno: pi&ugrave; si impenna il progresso tecnico-scientifico, pi&ugrave; il male dilaga. Se osservo giusto, dovremmo dire che l&rsquo;uomo inventa freneticamente, ma non &egrave; capace di gestire eticamente le sue invenzioni. Ho infatti il sospetto che a dar manforte dell&rsquo;odierna perversit&agrave; ci stia il cattivo uso di quella peraltro stupefacente e benemerita invenzione che &egrave; internet, e diavolerie affini (cellulari). Quando si inventava meno, si era pi&ugrave; sicuri di esistere, senza venire accoppati in casa da quelli di casa. Pensieri di cui non sono certo, ma non si &egrave; obbligati a dire solo certezze.</p>

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<p>C&rsquo;&egrave; una mefistofelica coerenza nella seminagione del male, gi&agrave; praticata sui primi anni di vita. Su astucci e zainetti delle scuole elementari, non pi&ugrave; coniglietti e gattini sorridenti, ma energumeni con occhio sprezzante e minaccioso che inoculano precocemente nel bambino il gusto del male. Il messaggio &egrave; chiaro: nella vita vince chi &egrave; pi&ugrave; rapace e violento, e la soglia biografica della malizia si abbassa sempre pi&ugrave;.</p>

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<p>Il male &egrave; sempre stato. Ma l&rsquo;orgoglio del male &egrave; una novit&agrave; dei nostri tempi e ci&ograve; denota una caduta della percezione etica. Che per vivere ci si arrabatti in maniera non propriamente onesta, mescolando magari necessit&agrave; a vergogna, con i tempi che corrono &egrave; anche comprensibile. Ci&ograve; che lascia storditi &egrave; il vanto del male, spinto sino all&rsquo;eroismo della malefatta. Penso a politici e amministratori che sembrano sorridere vincitori, mentre sono portati via dai carabinieri.</p>

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<p>Questo &egrave; ancora nulla rispetto all&rsquo;insicurezza che ormai alligna all&rsquo;interno delle famiglie stesse, comunque combinate. Che senso ha montare porte blindate a protezione dell&rsquo;alloggio, quando il criminale cinico e spietato pu&ograve; essere uno della famiglia? Le cronache di questi mesi documentano con ritmo incalzante stragi all&rsquo;interno della famiglia, per disperazione da perdita di lavoro congiunta a sfratto e, ultimo ritrovato, per amorazzi extraconiugali ai quali i membri della famiglia possono essere di intralcio: dunque meglio liquidarli. E se tutto ci&ograve; non bastasse, si aggiungono i metropolitani colpi di mannaia assestati a casaccio per strada, su gente in transito che non centra niente.</p>

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<p>Non so se sia conveniente dare risalto mediatico a queste carneficine. Gli ottimisti filosofi medievali dicevano bonum est diffusivum sui (= il bene si auto-diffonde). Ma credo che oggi si debba dire malum est diffusivum sui (= il male si auto-diffonde). Mi chiedo infatti se all&rsquo;origine del moltiplicarsi di questi episodi, in edizione sempre pi&ugrave; feroce, non ci sia una sorta di emulazione, quasi un gareggiare in atrocit&agrave;, nello sforzo di sorpassare quella precedente. Essendo caduti in picchiata i valori etici tradizionali &ndash; che sono poi quelli del buon senso &ndash; cervelli poco avvezzi al retto pensiero possono subire il nefasto &ldquo;fascino&rdquo; del male. Che cosa non si fa oggi per un pizzico di notoriet&agrave; purchessia? Se le atrocit&agrave; di questi miseri tempi fossero un po&rsquo; pi&ugrave; taciute, forse (il &ldquo;forse&rdquo; &egrave; di dovere) lo sterminio casalingo non si diffonderebbe.</p>

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<p>Ci&ograve; che stiamo vedendo e piangendo, dimostra quanto avesse visto giusto il filosofo prussiano Emanuele Kant (1724-1804). Costui aveva asserito che l&rsquo;esistenza di Dio non pu&ograve; essere dimostrata col cervello, ma in ogni caso lo si deve tirare in ballo per il buon funzionamento del sistema morale. Eliminato Dio, si annacqua la distinzione netta fra il bene e il male e tutto si frulla nel magma dell&rsquo;opportunit&agrave;, del vantaggio, della convenienza, dell&rsquo;utile immediato, reale o presunto che sia. Viene in mente un fiero monito del profeta Isaia (5,20): &laquo;Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene&raquo;. La cultura europea, e quella italiana in essa, non fa altro che rottamare Dio e le sue ragioni, e i bei risultati si vedono. Sarei pi&ugrave; sicuro del fatto mio, se l&rsquo;Islam che non rottama Dio, in nome suo non rottamasse i cristiani. In ogni caso, il riferimento al Dio di Ges&ugrave; Cristo non pu&ograve; che farci del bene, perch&eacute; non &egrave; di certo un Dio barbaro, come lo &egrave; un malinteso All&agrave;h. Il guaio &egrave; che l&rsquo;Europa, gi&agrave; cristiana, ora sembra infastidita dal cristianesimo che snobba sempre pi&ugrave;, salve vampate di entusiasmo attorno al Papa, pi&ugrave; per esaltare l&rsquo;uomo che non Chi rappresenta.</p>

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<p>E il diavolo cosa centra? Ci si ricorda di lui solo per mandare al diavolo qualcuno! Intrufoliamolo qui dentro almeno per nome, messo da parte ogni timore di arretratezza culturale. Osservando la cinica freddezza di certi montaggi criminali casalinghi, mi &egrave; difficile non sentire odore di zolfo. Mi &egrave; arduo infatti pensare che cuore e meningi umane da soli possano raggiungere picchi di scelleratezza cos&igrave; raccapriccianti.</p>

<p>Forse se noi preti e uomini di Chiesa la piantassimo l&igrave; di appiattire il Vangelo su una dimensione sociologica e tornassimo a parlare di paradiso, di inferno e di giudizio di Dio, si potrebbe migliorare qualcosa.</p>

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<p>&laquo;L&rsquo;aiuola che ci fa tanto feroci&raquo;. Suprema arguzia dantesca! L&rsquo;aiuola &egrave; la bellezza variopinta di un giardino ben curato. Tale &egrave; la Terra nel sistema solare, essendone il pianeta pi&ugrave; bello (per&ograve; non li ho visitati tutti). Lei non &egrave; colpevole della malvagit&agrave; umana, che pure sopporta nella sua rotolante impassibilit&agrave;. Non c&rsquo;&egrave; quindi connivenza tra la bellezza del pianeta e il mysterium iniquitatis (cfr seconda Lettera ai Tessalonicesi 2,7) che lo massacra. Ecco perch&eacute; non condivido la cupa ma imponente definizione che ne d&agrave; il Pascoli, chiamandola &ldquo;atomo opaco del male&rdquo;. In Dante ravvisiamo ancora quella bellezza &ldquo;che salver&agrave; il mondo&rdquo; (Dostoevskij). Per&ograve; Ges&ugrave; Cristo &egrave; arrivato prima a salvarlo, senza aspettare i comodi della bellezza: &egrave; solo questione di accettarne concretamente il messaggio. Dunque non tutto &egrave; perduto: ci sono ancora spiragli di speranza. Nel Pascoli sentiamo invece un&rsquo;opacit&agrave; terribile e disperata (ma letterariamente molto bella).</p>

<p>Una cosa &egrave; certa: non siamo pi&ugrave; legittimati a fregiarci del detto bonaccione &ldquo;Italiani, brava gente&rdquo; !</p>

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